I
vertici dell'Aeronautica riconosciuti colpevoli, ma prescritti: una sentenza che
può sembrare deludente, a 24 anni dalla tragedia di Ustica, in buona parte
frutto dell'impossibilità di racchiudere in un dibattimento processuale, passato
tanto tempo, una vicenda tanto complessa; una sentenza invece che conferma le
accuse e lo scenario di guerra che aveva tracciato il giudice Priore nella sua
ordinanza.
Infatti
a Lamberto Bartolucci, Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica del tempo, viene
riconosciuto di aver omesso di
riferire alle autorità politiche i risultati dell'analisi dei tracciati radar di
Fiumicino/Ciampino - (i nastri di Ciampino sono quelli in cui tanti, negli anni
successivi, hanno poi visto la presenza di una manovra d'attacco al DC 9) -
conosciuti nell'immediatezza della tragedia, e ancora a Lamberto Bartolucci e
Franco Ferri di aver fornito informazioni errate alle autorità politiche
escludendo il possibile coinvolgimento di altri aerei militari nella caduta
dell'aereo civile nell'informativa scritta del 20 dicembre
1980.
Questo
è il chiaro riconoscimento sia dello scenario complessivo sia del fatto che le
autorità militari hanno ostacolato la ricerca della verità, qualunque essa
fosse.
Mi
permetto anche di far osservare che se il processo si fosse celebrato in tempi
ragionevoli oggi i generali avrebbero una condanna da
scontare.
E'
stato proprio questo comportamento che ha aperto la strada al processo di
rimozione della tragedia che poi ha influenzato la magistratura, che per molti
anni ha trascurato per colpevole inerzia questa vicenda, non nominando nemmeno
per circa dieci anni una commissione tecnica e dimenticando perfino di risentire
le registrazioni della notte della tragedia. Assecondata in questo da un potere
esecutivo colpevolmente distratto che non ha trovato un sussulto di dignità
neppure davanti a fatti clamorosamente inaccettabili come la assoluta mancanza
dell'elenco degli avieri in servizio nella notte della tragedia o la sistematica
sparizione di documenti importanti. Ci sono voluti molti anni di impegno della
pubblica opinione, sostenuta in ogni modo da un atteggiamento coerente e
pressoché unanime dell'informazione perché la vicenda avesse di nuovo la dovuta
attenzione, a cominciare da un rinnovato impegno della magistratura, del dott.
Priore e della Procura della Repubblica di Roma.
Oggi
la sentenza torna a dare a tutti nuove responsabilità e rende evidente che la Magistratura non può da sola
rispondere alla esigenza di verità che questa vicenda ancora impone.
Ha
dichiarato dopo la sentenza il P.M Amelio: " è stato assodato
che delle persone sapessero quel che era accaduto quella notte e non lo
riferirono a chi di dovere, di fatto non dando al governo la possibilità di
esercitare le sue prerogative e ostacolando l'accertamento della verita'".
Bisogna ora che il Governo, il potere esecutivo, le Istituzioni di questo nostro
Paese sentano la necessità e l'orgoglio di riprendersi le loro prerogative.
Proprio
questo processo ci indica una strada: abbiamo dovuto registrare da parte degli
Usa un rifiuto alla collaborazione: è il primo elemento da considerare della
lunga serie di mancate collaborazioni che in questa vicenda abbiamo dovuto
registrare da parte di Paesi amici o alleati.
Vale la pena ricordare che la Francia per "un equivoco tecnico" non ha fornito la documentazione sull'attività effettuata o "vista" dalla sua base di Solenzara o che dagli Usa non abbiamo avuto gli atti dell'attività della Commissione insediata nella stessa notte dell'incidente; poi c'è tutta la vicenda di Gheddafi che continua ad affermare di conoscere la verità senza che nessun passo ufficiale e stringente venga mosso dal nostro Governo.
La
vicenda di Ustica deve dunque rimanere, alla luce anche di questa sentenza, una
grande questione di dignità nazionale, perché un aereo civile è stato abbattuto,
81 cittadini innocenti hanno perso la vita, la nostra sovranità è stata
sfregiata e nessuno ci ha dato spiegazioni.
1
maggio 2004