Osservatore Romano del
29/06/2005
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L’«incidente a Ustica» del
Dc9:
venticinque anni di eloquenti
silenzi
MARCO BELLIZI
Venticinque anni fa, il 27 giugno 1980, 81 persone, fra passeggeri e membri dell’equipaggio del DC9 Itavia, morivano in quella che sarebbe diventata per tutti la “strage di Ustica”. Ovvero una delle vicende più inquietanti della storia repubblicana. Il simbolo assoluto dei misteri di Stato. A venticinque anni di distanza nessuna, o pochissima, luce è stata fatta sulla tragedia nonostante la conclusione delle inchieste. Ora, ancora una volta, dopo 25 anni di pena, i parenti delle vittime si fanno portatori di un solo imperativo: riaprire il caso. In Parlamento, nelle aule di tribunale, in tutta Italia.
Questo è quanto ha chiesto
nei giorni scorsi l’associazione dei parenti delle vittime. Una richiesta fatta
in occasione di un incontro sul tema “Ustica: quando la verità è
dignità”.
Ad oggi, una
sentenza-ordinanza del giudice Rosario Priore ha accertato che l’incidente al
DC9 dell’Itavia avvenne nel corso di una azione militare di intercettamento.
Partendo da questa ordinanza la
senatrice Daria Bonfietti, presidente dell’associazione dei parenti delle
vittime, ha rilevato la necessità di far continuare “la battaglia per la verità”
alla politica, per fare in modo che si identifichino gli aerei che la sera del
27 giugno del 1980 volavano intorno al DC9 dell’Itavia. In quel cielo, quella
giornata di giugno, sfrecciavano infatti aerei americani, inglesi, francesi e
libici. Uno scenario di guerra. Per questo, secondo i parenti delle vittime, è
necessaria “una politica forte in grado di fare pressione su quei
Paesi”.
Nel corso dell’incontro
molti esponenti politici hanno riassicurato il loro impegno. Per il senatore
Nicola Mancino “è necessario accertare quale Paese è stato coinvolto
nell’abbattimento dell’aereo”, mentre il senatore Pagliarulo ha rilevato che “il
caso Ustica va riaperto, bisogna risentire tutti i testimoni e chiedere ai Paesi
interessati di riaprire gli archivi”.
Sulla morte di quelle povere
81 persone innocenti si gioca evidentemente anche una guerra politica e diplomatica,
in sfregio alla pietà. Secondo alcuni osservatori e secondo alcuni politici, nel
caso Ustica c’è stata una “volontà forte di seppellire ogni traccia di verità”.
E si sottolinea come “l’Italia sia un Paese a sovranità limitata” ed è
necessario “un governo che non guardi in faccia a nessuno, in grado di riaprire
il caso”.
Polemiche annose, tentativi
di far affermare il senso della giustizia contro la ragion di Stato, almeno
secondo le tesi di chi fa tali affermazioni. Si registrano richieste di
chiarimenti a capi di Stato e si dice ancora che sulla vicenda occorre
squarciare ogni velo di omertà anche abolendo il segreto di Stato che ancora
oggi vige in Italia sulla vicenda.
Temono i famigliari che
anche per Ustica avvenga quello che è accaduto per le stragi naziste, vicende
ben più chiare e in apparenza di più facile soluzione. Eppure si è dovuta
attendere l’apertura dei cosiddetti “armadi della vergogna” per poter far venire
alla luce, ormai terminata la “guerra fredda”, nomi e cognomi dei carnefici,
nomi e cognomi in realtà ben conosciuti da chi aveva a cuore l’affermazione
della verità.
Intanto, sostegno ai
famigliari delle vittime di Ustica, in gran parte di Bologna, è stato espresso
dal Consiglio Provinciale della città felsinea. Nel documento si sollecitano le
autorità dei Paesi coinvolti nella vicenda perché “sia fatta definitivamente
luce su questo evento luttuoso e, a distanza di tanti anni, ancora per certi
versi oscuro”. L’ordine del giorno impegna perciò la Giunta “a compiere ogni
sforzo per sostenere l’associazione parenti delle vittime della strage di Ustica nella
ricostruzione della verità”. Gli appoggi formali non mancano: “A venticinque
anni dalla tragedia di Ustica rendiamo omaggio alla memoria delle 81 vittime
della strage del Dc-9 Itavia. Oggi, continuiamo a chiedere la verità. E
continueremo a chiederla, non solo per rendere giustizia alle vittime e ai loro
famigliari, ma anche per far prevalere i valori fondativi della nostra
Repubblica”, ha ad esempio scritto il segretario nazionale dei DS Piero Fassino
in un messaggio all’Associazione dei famigliari delle
vittime.
Ora i famigliari delle
vittime attendono che alle apprezzate parole di solidarietà segua qualche
impegno concreto.