| Comunicati stampa parenti |
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27.06.2011
Siamo qui dopo 31 anni a parlare ancora della Strage di Ustica,
per chi non è coinvolto "UNA VECCHIA STORIA", ma
per chi l'ha vissuta da vicino una agonia lunga 31 anni.
Si, per noi che abbiamo perso i nostri cari, un buco nero cominciato
31 anni fa dove non si è mai riusciti a vedere uno spiraglio
di luce.
Lo so che sembra esagerato, ma voglio raccontare LA VERITA' di una
storia italiana.
Il 27 giugno del 1980 dalle ore 21 la nostra semplice vita è
diventato un calvario, e ancor oggi c'è chi si beffa del
nostro dolore depistando la verità e la giustizia, ma soprattutto
usa il nostro dolore come strumento per farsi pubblicità,
insomma
uno schifo!!!!
Da quel maledetto giorno sono spariti i nostri
genitori, e nessuno è mai venuto a bussare alla nostra porta
per informarci che era successo una tragedia. Ci siamo dovuti arrangiare,
andando a cercare i loro corpi o quello che rimaneva di loro. Ci
siamo dovuti arrangiare a sopravvivere per continuare a vivere una
vita nel modo migliore. E la cosa che ci aiutato a sopravvivere
è stato il ricordare i nostri genitori con dignità
e sentire che loro erano sempre orgogliosi di noi.
Abbiamo cercato di portare avanti la ricerca della verità,
ma con scarsi risultati. E quando alcuni indizi si pensava potessero
farci arrivare finalmente ad un epilogo di questa triste storia
BOOM
una nuova bomba ci cadeva addosso, depistando ancora
una volta la verità.
Abbiamo combattuto guerre di dolore per cercare la verità,
e ogni volta è stata una bolla di sapone che ci esplodeva
e ci lasciava il nulla per continuare a combattere.
Lo abbiamo fatto per dare una dignità ai nostri genitori,
lo abbiamo fatto per cercare la verità in un Italia avvolta
nel mistero, ma soprattutto lo abbiamo fatto per poter chiudere
la porta e vivere la nostra vita, cosa che non siamo mai riusciti
a fare perché, se non chiudi questo portone, non riesci a
aprire quello di una vita normale.
Faccio appello a chi sa la verità, a chi
fino ad oggi, per paura o per vergogna non ha potuto o non è
riuscito a dirla
CI AIUTI NEL NOSTRO INTENTO, che poi, alla
fine, è anche quello di ogni singolo cittadino italiano.
Chiedo inoltre alle istituzioni, che se non vogliono arrivare alla
verità, esercitino almeno il loro potere affinché
il RISPETTO di chi sta ancora piangendo i propri cari venga tutelato,
e che siano i garanti di cittadini italiani che dopo 31 anni ancora
soffrono.
Fermino coloro i quali, per proprio tornaconto, o visibilità
personale, o per depistare le indagini, si permettono di sparare
sulla strage di Ustica, proponendo tesi già più volte
abbandonate, aprendo sempre di più ferite e lacerazioni nel
nostro cuore.
Penso che sia ora della VERITA', e del rispetto
sia per gli 81 morti, che per tutti i parenti di queste vittime
che aspettano ancora una degna sepoltura!
Linda Lachina
25.06.2011
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Strage di Ustica: "Una tragedia che
ci ha cambiato la vita"
A 29 anni dal disastro aereo, parla Elisabetta Lachina che sul DC9
dell'Itavia, il 27 giugno del 1980, perse entrambi i genitori. Un
dolore lungo tre decenni, che non ha ancora trovato giustizia.
Museo della memoria, Bologna
Fonte: dal web
Le serrature scattate tutte in un secondo. Porte e finestre, spalancate
dalla furia del ricordo. Fluiva il dolore, finalmente, insieme al
passato: la lunga frusta del tempo lanciava i suoi colpi, in ritardo
ma senza sconti.
Per Elisabetta Lachina, figlia di Giuseppe e Giulia,
morti insieme ad altre 79 persone sul DC9 dell'Itavia, nella strage
di Ustica il 27 giugno del 1980, il 2006 è stato lanno
del ritorno, il passo indietro a cercare tutto il cammino perso
nell'oblìo, dai suoi 18 anni in poi.
Dopo una sosta durata 26 anni, Elisabetta a Bologna
in occasione del trasferimento di quel che rimaneva del velivolo
nel museo dedicato al disastro (inaugurato ufficialmente lanno
successivo), ha atteso i 15 tir che trasportavano da Pratica di
Mare i 2000 pezzi del DC9 che le aveva sottratto le persone più
care. "Lì sono riuscita a versare le prime lacrime per
mamma e papà - ci racconta -. Oggi, dopo di allora, posso
dire di essere diversa. Ne sto parlando con lei, per decenni non
sono stata in grado di farlo"."Dopo aver blindato il cuore
così a lungo per difesa, in una mancata elaborazione del
lutto, sono riuscita a sentirmi parte di quella strage, di quell'aereo
che tornava a casa. E' stato come se di colpo, fossi stata scaraventata
in quel 27 giugno con il carico di angoscia, terrore, smarrimento,
senso di abbandono che pervase allora me, mia sorella e i miei due
fratelli".Quel percorso di quasi tre decenni è stato
così lungo da sembrare infinitoper Elisabetta, divenuta per
molti l'emblema di quello che la tragedia dei cieli per eccellenza,
ha provocato nelle esistenze di chi è rimasto a piangere
le vittime. Una pagina di storia italiana fra le più oscure,
persa in un groviglio di contraddizioni, depistaggi, occultamenti,
che avrebbe sottratto terreno al corso della giustizia, mai veramente
celebrata, secondo i parenti dei defunti, nei tribunali italiani.
La carezza che Elisabetta diede, tre anni fa nel museo di Bologna,
all'oblò
del DC9, ha fatto il giro delle cronache mediatiche restando il
simbolo di quell'abbraccio mancato per molti dei familiari degli
altri 79 deceduti nel disastro. "Li ho immaginati seduti a
chiacchierare, papà che accarezzava la mano della mamma,
lei che aveva paura di volare. Ho trascorso giorni e notti in preda
alla disperazione, ostaggio di un passato doloroso, che però
era giunto il momento di guardare in faccia".
L'INCUBO DEL SILENZIO. Il volto oscuro del passato, per Elisabetta
Lachina, ha i tratti di una sera limpida di fine giugno, quando
nello spicchio di cielo tra Ustica e Ponza il DC9 dell'Itavia partito
da Bologna e diretto a Palermo con a bordo i suoi genitori, scompare
inghiottito dal buio. Le ipotesi si rincorrono: un attentato? Un'avaria?
Istituzioni, forze dellordine e operatori degli aeroporti
sembrano brancolare nel nulla per ore.
"Quel venerdì sera ero sola a casa, con mia sorella,
allora 13nne. I miei fratelli erano via. Appresi la notizia dalla
telefonata di una zia: "Accendi la televisione" mi disse.
Erano le 23:30 circa. Fu come piombare in un incubo, in cui nessuno
ci era d'aiuto. Non una sola chiamata da un rappresentante di una
qualsiasi istituzione. Fummo lasciati nel silenzio e in una tormentosa
attesa".
La mattina dopo la tragica conferma: l'aereo si
era inabissato, nessun superstite. Cominciarono i primi recuperi
di salme e frammenti di velivolo. "Mio padre fu trovato e riconosciuto
il lunedì successivo. Di mia madre, invece restò un
pezzetto di gonna e qualche grammo di pelle. Il riconoscimento lo
fece mio fratello, partito il giorno dopo il disastro per Palermo.
Ci bastò per avere una bara su cui piangere. E di questo
non finirò mai di ringraziare il sostituto procuratore di
allora, Aldo Guarino [1]. La grande amarezza che ci resta, è
legata al fatto che molti, troppi non hanno potuto avere la nostra
stessa fortuna, non hanno avuto nemmeno questo pallido sollievo".
A queste decine di persone va il tormentoso pensiero di Elisabetta,
intere famiglie la cui vita è stata saccheggiata dal dolore.
Figli, mogli, mariti, madri e padri, sorelle e fratelli, "che
non hanno potuto scegliere il loro destino, abbandonati a loro stessi,
in balia delle bugie".
LA VITA DEVASTATA. Lo strappo fu così feroce
e senza senso, che dopo il disastro nulla avrebbe più potuto
essere come prima. "Quella tragedia ha cambiato per sempre
le nostre vite. Ha condizionato ogni singolo evento e decisione
delle nostre esistenze - aggiunge Elisabetta -. Il senso di abbandono
ci accompagna da allora".
La tangiblità della vita, tuttavia, riprendeva
il suo malandato corso: "Con la disperazione nel cuore, abbiamo
dovuto occuparci dell'attività di mio
padre. Io ho dovuto sostenere mia sorella nell'impossibilità
di piangere, disperarmi, dare spazio alle emozioni. Elaborare il
lutto, è stato impossibile. Presi distanza da quanto accaduto,
guardandolo come fossi una spettatrice. Io appartenevo ad Ustica,
ma Ustica non apparteneva a me. Non andai a riunioni e processi.
Il mio cervello rimosse. Poi, tre anni fa, la vita mi ha portato
il conto: quando ho visto entrare il primo tir con i resti dell'aereo,
ho sentito il cuore scoppiarmi nel petto. Ho rivissuto tutto, ho
ricordato finalmente, quello che per anni era rimasto annebbiato.
I cassetti della memoria si sono spalancati tutti. E ho iniziato
a piangere, finalmente
Potevo per la prima volta, rendere omaggio
al mio dolore e alla memoria di mamma e papà".
GIUSTIZIA, LA GRANDE ASSENTE. Ma scendere a patti
col dolore, ancora oggi, è un'operazione dura: a pesare,
per Elisabetta, come per tutte le altre famiglie coinvolte, c'è
la mancata verità, il mancato coraggio dei responsabili e
delle istituzioni a fare giustizia una volta per tutte, su quella
che è stata definita nella sentenza - ordinanza del giudice
Rosario Priore nel 1999, "un atto di guerra", avendo accertato
la collisione tra l'aereo civile e un caccia militare "di nazionalità
sconosciuta".
Nonostante la lunga e grande battaglia di Daria
Bonfietti, presidente dell'Associazione dei parenti delle vittime
della strage, a cui Elisabetta rivolge un ringraziamento accorato:
"Senza di lei - dice - non avremmo potuto andare avanti in
questi anni", i veri responsabili non hanno mai confessato,
né pagato. "Quel disastro è un infinità
di indagini, di perizie - aggiunge la signora Lachina -. Oltre un
milione di pagine di atti processuali, di assoluzioni, di tanti
'non ricordo', 'non so', 'non ero in servizio quella sera'. La strage
di Ustica è la strage delle tante, troppe, infinite bugie,
così tante da renderla eterna".
"A chi sa e tace, dico - conclude Elisabetta
-
'mettete fine a questa storia infinita, dateci la possibilità
di seppellire dignitosamente i nostri cari'. La verità ci
rende liberi".
LINK
- Associazione familiari vittime strage Ustica
- La strage di Ustica.info
http://www.nannimagazine.it/articolo/Strage+di+Ustica%3A+%22Una+tragedia+che+ci+ha+cambiato+la+vita%22
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Il viaggio del (non) ritorno
Il viaggio del volo dell'aereo ITAVIA in codice I-TIGI 870 è
terminato. Il 25 giugno 2006, dopo 26 anni quest'aereo è tornato
nella città di partenza cioè Bologna. Dopo esser decollato
dall'aeroporto di Bologna e non essere atterrato a quello di Palermo
è sfracellato sul mare nei pressi di Ustica; dopo il recupero
su ordine della magistratura e l'utilizzo come prova nell'hangar di
Pratica di Mare, oggi grazie al corpo dei Vigili del Fuoco è
stato trasportato via terra, per autostrada, fino al paese di partenza.
E questa tragedia torna al punto di partenza nei cuore dei parenti
e di tutte quelle persone colpite direttamente o indirettamente negli
affetti.
CHE COSA AVETE PROVATO?
Già di per sé la ricorrenza del 27 giugno di ogni anno
produce una forte lacerazione nel più profondo dei nostri sentimenti,
combattuti tra la dolcezza del ricordo delle persone scomparse e la
violenta rabbia nei confronti non del destino ma di quei maledetti
e vigliacchi assassini. Da buon cristiano ho sempre condiviso la sacralità
del perdono. Non ho sentito nessuno che si sia pentito ed abbia chiesto
perdono e così senza pentimento non c'è perdono, non
c'e pace.
E LO STATO ITALIANO COME LO VEDETE, AMICO O NEMICO
Non è facile prendersela con lo stato. Le leggi sono fatte
per essere rispettate e se i dipendenti dello stato malversano, agiscono
contro gli interessi dei cittadini, allora la colpa dello stato cade
sulla sua inerzia nel farsi rispettare. Allora il nemico non è
lo Stato bensì l'inerzia, l' incapacità dei suoi esecutori
Lo stesso dicasi per gli "amici" dello stato italiano.
COSA DIREBBE A QUELLE NAZIONI CHE HANNO RESPONSABILITà?
È indiscutibile che la tragedia ha colpito i passeggeri ed
i loro parenti. Ma in realtà siamo in Italia ed è indiscutibile
che noi italiani siamo una grande famiglia qui ed anche all'estero.
Non è un caso che dopo 26 anni questa tragedia colpisca ancora
il cuore degli italiani e le istituzione lo sentano.
In pratica c'è una intera nazione che come una grande famiglia
si sente violentata da queste azioni (il caso Lipari, la cabinovia
del Cermis ed altri casi ) e si aspetta di vedere chi sono i veri
amici e chi gli approfittatori o peggio gli assassini dei nostri concittadini.
Ivano Lachina
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11/11/2005
È STATA APPROVATA NELLA NUOVA FINANZIARIA UN RISARCIMENTO
PER LE VITTIME DI USTICA
27/06/1980 scomparse 81 persone nel nulla senza un perché
Ho perso i miei genitori!
dal quel giorno per noi parenti delle vittime è cominciata
la nostra vita spezzata.
Senza un perché abbiamo dovuto accettare una perdita devastante.
Si! Devastante perché è difficile perdere un familiare,
una persona cara, ma diventa ancora più difficile se qualcuno
crea la fatalità del tuo destino.
. Voi che leggete lo chiamereste destino?
quando prendete un aereo, vi chiedete se la Vostra sparizione potrebbe
insabbiarsi nel nulla?
So, che siamo tutti stanchi di sentir parlare di Ustica, una vecchia
storia
ormai sono passati tanti anni come si dice
. ,
ma per noi parenti delle vittime di Ustica è una ferita sempre
aperta e una pagina mai girata.
l'aereo caduto non ha colpevoli, perché le prove sono state
insabbiate per paura di qualcosa
ma chi sa non ha mai
parlato. Dopo anni di ricerca della verità e l'attesa di
un risarcimento, noi parenti delle vittime abbiamo visto e vissuto
un processo che accusa i generali dell'aeronautica militare italiana
di "alto tradimento". L'ultima possibilità per
arrivare alla verità.
Il processo è durato anni, una lungaggine dovuta ai de-pistaggi
ed alle menzogne e alla mancata memoria di questi generali, che
dopo un ventennio non ricordano più niente.
Ricordo il primo giorno del processo. Noi parenti delle vittime
in cerca della verità nascosta e loro, i generali, tranquilli
e sorridenti forse perché tanto non si ricordavano niente.
Ricordo ancora di più l'ultimo giorno, dove tutti noi aspettavamo
una sentenza che riconoscesse almeno una parte della verità,
una spiegazione anche parziale, per l'ingiustizia subita.
Ricordo tutto di quel 30 aprile 2004. Siamo arrivati a Roma per
avere finalmente la lettura della sentenza. I generali sono arrivati
in tribunale accompagnati da una piccola folla di amici e colleghi
dell' aeronautica. Questi sostenevano con vociare continuo, l'ingiustizia
di essere relegati in fondo invece che potersi sedere davanti insieme
ai loro amici generali e vicino a noi familiari. Mi è stato
raccontato di accese e colorite invettive nei nostri confronti che
non avremmo dovuto esserci visto che non centravamo niente. Ho portato
con me la mia telecamera, volevo registrare tutto. La sentenza è
durata meno di 2 minuti. In realtà ho fatto fatica a capire
cosa stava succedendo. Ero scioccata dalla parola: Assolto! Assolto!
Assolto! Alla fine di queste parole, dalla tribuna dei sostenitori
dei generali è partito un applauso da stadio, sembrava la
vittoria dei mondiali, come se l'Italia avesse segnato e vinto,
urla di gioia degli amici dei generali, che si sono alzati in piedi
a battere forte le mani
si abbracciavano ed urlavano bravooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!
(ai giudici?)
ma bravo di cosa?
-di aver nascosto la verità per 24 anni e di averci preso
tutti in giro?
-di non aver permesso alla giustizia di funzionare?
-di aver permesso ad aerei militari di volare nei nostri cieli e
di celarsi?
-di non aver dato l'allarme in tempo per soccorrere 81 persone?
Chi lo sa, forse qualcuno di vivo c'era. Chi lo sa quanto hanno
sofferto e nessuno andava a salvare questi italiani in terra italiana.
Tra i parenti delle vittime c'è stato il gelo. È come
se per la millesima volta ce li avessero ammazzati!
Senza vedere la vergogna del fatto che ci hanno messo 24 anni per
ammettere che hanno turbato e negato la verità!
La giustizia non ha potuto funzionare perché questa gente
è stata premiata dalle lungaggini, dai depistaggi e dalla
prescrizione.
Assolti per prescrizione
. perché aver nascosto la verità
non è più reato secondo le leggi italiane dopo 24
anni e tutto cade in prescrizione.
Nessuno li voleva vedere in galera, ma forse dopo 24 anni potevano
raccontarci la verità. Forse ci avrebbero aiutato a voltare
pagina.
questa in sintesi la sentenza del
30 aprile 2004
Si chiude il processo sui presunti depistaggi: la Corte d'Assise
di Roma assolve i generali dell'Aeronautica per il reato di alto
tradimento riguardante le informazione errate fornite al Governo
in merito alla presenza di altri aerei la sera dell'incidente,
.
il reato è considerato prescritto.
Che la tragedia di Ustica sia imputabile all'esplosione di una bomba,
come hanno sostenuto le autorità militari, o che essa sia
conseguenza di un atto di guerra non dichiarata, si tratta in entrambi
casi di un atto terroristico!
Non esiste un colpevole e quindi nessuno paga
..siamo sempre
in attesa di
..
Lo stanziamento in questa finanziaria ci aiuterà anche a
sostenere le spese per il processo della mancata verità.
Devo congratularmi con il governo e con il parlamento perché
si è ricordato di Ustica, si è ricordato che anche
noi, vittime di Ustica, esistiamo!
Linda
LA STRAGE DI USTICA
vittime di una guerra mai dichiarata!Una continuo sacrificio per
sostenere le spese processuali, i nostri avvocati e periti.
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Caro diario...
Caro diario sono felice, oggi è il 26 giugno 1980 e sono stata
promossa. EVVIVA!!!!! (ho tredici anni) Mamma e Papà sono molto
orgogliosi di me, mi hanno promesso da mesi che il loro regalo per
la promozione sarà portarmi con loro in Sicilia. EVVIVA!! Ce
l'ho fatta e non vedo l'ora di fare il mio primo viaggio in aereo,
anche per i miei genitori è la prima volta. Oggi ho telefonato
a mia cugina a Palermo, le ho detto che fra qualche giorno ci vedremo,
anche la nonna è contentissima e non vede l'ora, ed anch'io
sono impaziente di fare questo viaggio. Caro diario oggi 26 giugno
1980 c'è stato un cambiamento nel programma. La mamma ha detto
che siccome non ha trovato posto in aereo, partono solo loro due con
la speranza di poter trovare due biglietti, promettendomi un nuovo
regalo al ritorno. UFFA!!! Non è giusto! Sono arrabbiatissima!
Non voglio un altro regalo. Ho pianto tutto il pomeriggio, ma le mie
lacrime sono servite solo a far partire la mamma molto triste. Le
sue parole per consolarmi sono state: "tu devi badare alla famiglia
perché sei la più giudiziosa". UFFA! Mamma mi ha
tradita, non è stata di parola. Non si fanno promesse se poi
non si mantengono. Io voglio il regalo promesso. Voglio volare con
Mamma e Papà. Oggi 27 sono partiti, nel pomeriggio hanno telefonato
per dire che l'aereo partiva in ritardo, colevano parlare con me,
ero così arrabbiata che non sono andata al telefono. Caro diario
oggi 28 giugno 1980 non credetrai a quello che ti dirò ora:
la Mamma e il Papà non hanno ancora telefonato per dire che
sono arrivati. Qui sono tutti agitati. Non credo a quello che sento,
dicono che l'aereo è scomparso!! NO! Non è possibile,
non può succedere niente di brutto ai miei genitori. Io sono
la piccola di casa. Ma perché a casa nostra c'è sempre
il dottore e mi mandano sempre a comprare la camomilla? Perché
i miei fratelli e mia sorella piangono sempre? Perché la TV
fa vedere sempre quelle immagini nel mare? Sono tutte finte, come
dice sempre la Mamma! Se potessi sentirla al telefono la Mamma mi
tranquillizzerebbe. Mi sento morire. I miei fratelli sono partiti
a cercare Mamma e Papà. Sono due giorni che tengo le dita incrociate,
qui sono tutti disperati, ma io no, perché so che Mamma e Papà
torneranno molto presto. C'è un via vai di parenti, amici che
ci opprimono, piangono. Non sanno che lo fanno inutilmente, perché
non è vero niente, Mamma e Papà torneranno da me, perché
non lascerrebbero mai la propria piccola qui sola. I miei genitori
mi vogliono troppo bene per abbandonarmi. Tornate presto vi prego.
Caro diario mi stanno facendo credere a questa realtà, ma io
tengo forte le mie dita incrociate, quello che sto passando non te
lo so descrivere. Mi riempio di pizzicotti per svegliarmi da questo
incubo che non finisce mai. Papà, Mamma dove siete andati a
finire? Perché mi lasciate così sola... In famiglia
c'è tensione, non so più se chiamarla famiglia, ora
non è rimasto niente della mia meravigliosa famiglia. Solo
il dolore regna fra noi e fa continuare i nostri giorni. Oh Dio, che
sta succedendo a noi tutti? Perché hai voluto questo? Chi ha
voluto e permesso tutto questo? Perché delle persone fanno
queste cattiverie? Perché devono esistere questi sbagli e far
soffrire così la gente? Caro diario oggi sono andata nella
casa dove ero così felice con i miei genitori, £e così
vuota, spoglia, lugubre ed ho cominciato a sognare ad occhi aperti.
Vedo Mamma e Papà scendere dall'auutobus con delle grandi valige,
entrare in casa, salire le scale ed io precipitarmi ad abbracciarli!
Oh Signore ti ringrazio!! Non mi stacco più da loro, non mi
voglio più svegliare, portatemi via con voi vi prego. Ho pianto
tanto, tanto, urlato più forte che potevo, avrei voluto farli
scendere da quel maledetto aereo che me li aveva portati via. Sono
stanca, nauseata, ho paura che impazzirò o forse pazza lo sono
già. Vorrei farla finita. Mamma, Papà perché
non mi avete portato via con voi? Io non riesco più a vivere!
Caro diario sono strastufa, non ce la faccio più, ora ti saluto,
vado a dormire, spero che i miei sogni mi portino via con loro. Anno
1990. Da quel triste momento di dieci anni fa tutti mi hanno sempre
detto che ero fortunata ad essere così piccola e che quindi
non soffrivo più di tanto, ma non sanno che quando la speranza
muore la vita non ha più senso. Quella bambina è cresciuta,
ora ha ventitré anni, ed ancora non sa che senso dare a questa
sua sofferenza.
Linda Lachina |
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