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Articoli giornali Parenti

Lettere

La lettera
“Perchè tanti segreti?”
di ELISABETTA LACHINA

C'è un filmato in cui Giulia Reina e Giuseppe Lachina salutano, prima di prendere un aereo per Palermo. E' il 27 giugno 1980, non rientreranno mai più a casa. Elisabetta e i suoi tre fratelli, tutti fra i 13 e i 26 anni, rimangono orfani. Il Comune di Montegrotto, nel Padovano, ha dedicato una via e un monumento ai coniugi Lachina: si tratta della prima intitolazione in Italia a vittime della strage di Ustica
Mentre scrivo la confusione impera dentro di me. Le emozioni che mi stanno accompagnando in questi giorni sono molteplici. Da giorni e giorni si parla della strage di Ustica, sembra che in Italia e all'estero si sia "abbattuto" un forte tsunami che con le sue prepotenti onde ha portato a galla pezzi di aereo ancora inabissati, facendo riemergere brandelli di vita vissuta, lacerando ancora una volta ferite mai chiuse. In questi giorni, come in tutti questi anni, mi sento prigioniera delle onde di questo tsunami, sbattuta violentemente sugli scogli che riaprono ferite mai guarite, impossibili da rimarginare. Mi sono spogliata di vita vissuta, ho raccontato pezzi di brandelli della mia vita, esperienze da dimenticare, da seppellire. Fosse vero. Vorrei poter dimenticare, ma non posso, non è giusto. Vorrei non appartenere a questa strage, vorrei essere solo cittadino che ascolta e commenta.

Oggi sarà il 30° anniversario, trent'anni sono tanti. Ma il ricordo è vivo come quella sera, come quella notte, come i giorni a seguire, il desiderio e la ricerca della verità sono sempre vivi come allora, ma cosa è successo quella sera? Chi è stato? Perché? Perché questa verità è così difficile da dire, cosa si nasconde dietro tutto questo mistero? Oggi ritornerò al Museo per la memoria di Ustica, scruterò quei pezzi dell'aereo come ogni volta e mi chiederò dove erano seduti i miei genitori. Lo vedo imponente, maestoso, lui si mostra nella sua cruda realtà, silenzioso. Urla il suo dolore mostrando le sue ferite, racconta di sé del grande carico di sogni che trasportava nel suo grembo. Lui è lì per testimoniare una verità scomoda.

Mentre scrivo il desiderio di esprimere la mia rabbia per questa ingiustizia subita è tanto, mi esplode dentro, ma desidero solo dire che in cuor mio spero che passato questo tsunami chi ha il dovere di dire la verità lo faccia una volta e per sempre. La verità è un diritto per tutti, non solo per le 81 vittime e i loro parenti. La verità è un diritto per tutti i cittadini italiani perché a bordo del DC9 simbolicamente c'erano tutti i cittadini italiani. Spero che non si spengano i riflettori accesi in questi giorni, spero che il sipario non si chiuda come è stato in tutti questi anni senza un briciolo di dovuta verità, altrimenti mi chiedo a cosa si servito tutto questo parlare tanto e basta. La verità solo la verità su cosa sia successo quella sera di 30 anni fa, datemi la possibilità di seppellire i miei genitori dignitosamente(la Repubblica)

27.06.2011
Siamo qui dopo 31 anni a parlare ancora della Strage di Ustica, per chi non è coinvolto "UNA VECCHIA STORIA", ma per chi l'ha vissuta da vicino una agonia lunga 31 anni.
Si, per noi che abbiamo perso i nostri cari, un buco nero cominciato 31 anni fa dove non si è mai riusciti a vedere uno spiraglio di luce.
Lo so che sembra esagerato, ma voglio raccontare LA VERITA' di una storia italiana.
Il 27 giugno del 1980 dalle ore 21 la nostra semplice vita è diventato un calvario, e ancor oggi c'è chi si beffa del nostro dolore depistando la verità e la giustizia, ma soprattutto usa il nostro dolore come strumento per farsi pubblicità, insomma …uno schifo!!!!
Da quel maledetto giorno sono spariti i nostri genitori, e nessuno è mai venuto a bussare alla nostra porta per informarci che era successo una tragedia. Ci siamo dovuti arrangiare, andando a cercare i loro corpi o quello che rimaneva di loro. Ci siamo dovuti arrangiare a sopravvivere per continuare a vivere una vita nel modo migliore. E la cosa che ci aiutato a sopravvivere è stato il ricordare i nostri genitori con dignità e sentire che loro erano sempre orgogliosi di noi.
Abbiamo cercato di portare avanti la ricerca della verità, ma con scarsi risultati. E quando alcuni indizi si pensava potessero farci arrivare finalmente ad un epilogo di questa triste storia… BOOM… una nuova bomba ci cadeva addosso, depistando ancora una volta la verità.
Abbiamo combattuto guerre di dolore per cercare la verità, e ogni volta è stata una bolla di sapone che ci esplodeva e ci lasciava il nulla per continuare a combattere.
Lo abbiamo fatto per dare una dignità ai nostri genitori, lo abbiamo fatto per cercare la verità in un Italia avvolta nel mistero, ma soprattutto lo abbiamo fatto per poter chiudere la porta e vivere la nostra vita, cosa che non siamo mai riusciti a fare perché, se non chiudi questo portone, non riesci a aprire quello di una vita normale.
Faccio appello a chi sa la verità, a chi fino ad oggi, per paura o per vergogna non ha potuto o non è riuscito a dirla… CI AIUTI NEL NOSTRO INTENTO, che poi, alla fine, è anche quello di ogni singolo cittadino italiano.
Chiedo inoltre alle istituzioni, che se non vogliono arrivare alla verità, esercitino almeno il loro potere affinché il RISPETTO di chi sta ancora piangendo i propri cari venga tutelato, e che siano i garanti di cittadini italiani che dopo 31 anni ancora soffrono.
Fermino coloro i quali, per proprio tornaconto, o visibilità personale, o per depistare le indagini, si permettono di sparare sulla strage di Ustica, proponendo tesi già più volte abbandonate, aprendo sempre di più ferite e lacerazioni nel nostro cuore.
Penso che sia ora della VERITA', e del rispetto sia per gli 81 morti, che per tutti i parenti di queste vittime che aspettano ancora una degna sepoltura!

Linda Lachina
25.06.2011

Strage di Ustica: "Una tragedia che ci ha cambiato la vita"
A 29 anni dal disastro aereo, parla Elisabetta Lachina che sul DC9 dell'Itavia, il 27 giugno del 1980, perse entrambi i genitori. Un dolore lungo tre decenni, che non ha ancora trovato giustizia.
Museo della memoria, Bologna
Fonte: dal web
Le serrature scattate tutte in un secondo. Porte e finestre, spalancate dalla furia del ricordo. Fluiva il dolore, finalmente, insieme al passato: la lunga frusta del tempo lanciava i suoi colpi, in ritardo ma senza sconti.
Per Elisabetta Lachina, figlia di Giuseppe e Giulia, morti insieme ad altre 79 persone sul DC9 dell'Itavia, nella strage di Ustica il 27 giugno del 1980, il 2006 è stato l’anno del ritorno, il passo indietro a cercare tutto il cammino perso nell'oblìo, dai suoi 18 anni in poi.
Dopo una sosta durata 26 anni, Elisabetta a Bologna in occasione del trasferimento di quel che rimaneva del velivolo nel museo dedicato al disastro (inaugurato ufficialmente l’anno successivo), ha atteso i 15 tir che trasportavano da Pratica di Mare i 2000 pezzi del DC9 che le aveva sottratto le persone più care. "Lì sono riuscita a versare le prime lacrime per mamma e papà - ci racconta -. Oggi, dopo di allora, posso dire di essere diversa. Ne sto parlando con lei, per decenni non sono stata in grado di farlo"."Dopo aver blindato il cuore così a lungo per difesa, in una mancata elaborazione del lutto, sono riuscita a sentirmi parte di quella strage, di quell'aereo che tornava a casa. E' stato come se di colpo, fossi stata scaraventata in quel 27 giugno con il carico di angoscia, terrore, smarrimento, senso di abbandono che pervase allora me, mia sorella e i miei due fratelli".Quel percorso di quasi tre decenni è stato così lungo da sembrare infinitoper Elisabetta, divenuta per molti l'emblema di quello che la tragedia dei cieli per eccellenza, ha provocato nelle esistenze di chi è rimasto a piangere le vittime. Una pagina di storia italiana fra le più oscure, persa in un groviglio di contraddizioni, depistaggi, occultamenti, che avrebbe sottratto terreno al corso della giustizia, mai veramente celebrata, secondo i parenti dei defunti, nei tribunali italiani.
La carezza che Elisabetta diede, tre anni fa nel museo di Bologna, all'oblò
del DC9, ha fatto il giro delle cronache mediatiche restando il simbolo di quell'abbraccio mancato per molti dei familiari degli altri 79 deceduti nel disastro. "Li ho immaginati seduti a chiacchierare, papà che accarezzava la mano della mamma, lei che aveva paura di volare. Ho trascorso giorni e notti in preda alla disperazione, ostaggio di un passato doloroso, che però era giunto il momento di guardare in faccia".
L'INCUBO DEL SILENZIO. Il volto oscuro del passato, per Elisabetta Lachina, ha i tratti di una sera limpida di fine giugno, quando nello spicchio di cielo tra Ustica e Ponza il DC9 dell'Itavia partito da Bologna e diretto a Palermo con a bordo i suoi genitori, scompare inghiottito dal buio. Le ipotesi si rincorrono: un attentato? Un'avaria? Istituzioni, forze dell’ordine e operatori degli aeroporti sembrano brancolare nel nulla per ore.
"Quel venerdì sera ero sola a casa, con mia sorella, allora 13nne. I miei fratelli erano via. Appresi la notizia dalla telefonata di una zia: "Accendi la televisione" mi disse. Erano le 23:30 circa. Fu come piombare in un incubo, in cui nessuno ci era d'aiuto. Non una sola chiamata da un rappresentante di una qualsiasi istituzione. Fummo lasciati nel silenzio e in una tormentosa attesa".
La mattina dopo la tragica conferma: l'aereo si era inabissato, nessun superstite. Cominciarono i primi recuperi di salme e frammenti di velivolo. "Mio padre fu trovato e riconosciuto il lunedì successivo. Di mia madre, invece restò un pezzetto di gonna e qualche grammo di pelle. Il riconoscimento lo fece mio fratello, partito il giorno dopo il disastro per Palermo. Ci bastò per avere una bara su cui piangere. E di questo non finirò mai di ringraziare il sostituto procuratore di allora, Aldo Guarino [1]. La grande amarezza che ci resta, è legata al fatto che molti, troppi non hanno potuto avere la nostra stessa fortuna, non hanno avuto nemmeno questo pallido sollievo".
A queste decine di persone va il tormentoso pensiero di Elisabetta, intere famiglie la cui vita è stata saccheggiata dal dolore. Figli, mogli, mariti, madri e padri, sorelle e fratelli, "che non hanno potuto scegliere il loro destino, abbandonati a loro stessi, in balia delle bugie".LA VITA DEVASTATA. Lo strappo fu così feroce e senza senso, che dopo il disastro nulla avrebbe più potuto essere come prima. "Quella tragedia ha cambiato per sempre le nostre vite. Ha condizionato ogni singolo evento e decisione delle nostre esistenze - aggiunge Elisabetta -. Il senso di abbandono ci accompagna da allora".
La tangiblità della vita, tuttavia, riprendeva il suo malandato corso: "Con la disperazione nel cuore, abbiamo dovuto occuparci dell'attività di mio
padre. Io ho dovuto sostenere mia sorella nell'impossibilità di piangere, disperarmi, dare spazio alle emozioni. Elaborare il lutto, è stato impossibile. Presi distanza da quanto accaduto, guardandolo come fossi una spettatrice. Io appartenevo ad Ustica, ma Ustica non apparteneva a me. Non andai a riunioni e processi. Il mio cervello rimosse. Poi, tre anni fa, la vita mi ha portato il conto: quando ho visto entrare il primo tir con i resti dell'aereo, ho sentito il cuore scoppiarmi nel petto. Ho rivissuto tutto, ho ricordato finalmente, quello che per anni era rimasto annebbiato. I cassetti della memoria si sono spalancati tutti. E ho iniziato a piangere, finalmente…Potevo per la prima volta, rendere omaggio al mio dolore e alla memoria di mamma e papà".
GIUSTIZIA, LA GRANDE ASSENTE. Ma scendere a patti col dolore, ancora oggi, è un'operazione dura: a pesare, per Elisabetta, come per tutte le altre famiglie coinvolte, c'è la mancata verità, il mancato coraggio dei responsabili e delle istituzioni a fare giustizia una volta per tutte, su quella che è stata definita nella sentenza - ordinanza del giudice Rosario Priore nel 1999, "un atto di guerra", avendo accertato la collisione tra l'aereo civile e un caccia militare "di nazionalità sconosciuta".
Nonostante la lunga e grande battaglia di Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione dei parenti delle vittime della strage, a cui Elisabetta rivolge un ringraziamento accorato: "Senza di lei - dice - non avremmo potuto andare avanti in questi anni", i veri responsabili non hanno mai confessato, né pagato. "Quel disastro è un infinità di indagini, di perizie - aggiunge la signora Lachina -. Oltre un milione di pagine di atti processuali, di assoluzioni, di tanti 'non ricordo', 'non so', 'non ero in servizio quella sera'. La strage di Ustica è la strage delle tante, troppe, infinite bugie, così tante da renderla eterna".
"A chi sa e tace, dico - conclude Elisabetta -
'mettete fine a questa storia infinita, dateci la possibilità di seppellire dignitosamente i nostri cari'. La verità ci rende liberi".
LINK
- Associazione familiari vittime strage Ustica
- La stragediUstica.info
http://www.nannimagazine.it/articolo/Strage+di+Ustica%3A+%22Una+tragedia+che+ci+ha+cambiato+la+vita%22

Il viaggio del (non) ritorno
Il viaggio del volo dell'aereo ITAVIA in codice I-TIGI 870 è terminato. Il 25 giugno 2006, dopo 26 anni quest'aereo è tornato nella città di partenza cioè Bologna. Dopo esser decollato dall'aeroporto di Bologna e non essere atterrato a quello di Palermo è sfracellato sul mare nei pressi di Ustica; dopo il recupero su ordine della magistratura e l'utilizzo come prova nell'hangar di Pratica di Mare, oggi grazie al corpo dei Vigili del Fuoco è stato trasportato via terra, per autostrada, fino al paese di partenza.
E questa tragedia torna al punto di partenza nei cuore dei parenti e di tutte quelle persone colpite direttamente o indirettamente negli affetti.
CHE COSA AVETE PROVATO?
Già di per sé la ricorrenza del 27 giugno di ogni anno produce una forte lacerazione nel più profondo dei nostri sentimenti, combattuti tra la dolcezza del ricordo delle persone scomparse e la violenta rabbia nei confronti non del destino ma di quei maledetti e vigliacchi assassini. Da buon cristiano ho sempre condiviso la sacralità del perdono. Non ho sentito nessuno che si sia pentito ed abbia chiesto perdono e così senza pentimento non c'è perdono, non c'e pace.
E LO STATO ITALIANO COME LO VEDETE, AMICO O NEMICO
Non è facile prendersela con lo stato. Le leggi sono fatte per essere rispettate e se i dipendenti dello stato malversano, agiscono contro gli interessi dei cittadini, allora la colpa dello stato cade sulla sua inerzia nel farsi rispettare. Allora il nemico non è lo Stato bensì l'inerzia, l' incapacità dei suoi esecutori
Lo stesso dicasi per gli "amici" dello stato italiano.
COSA DIREBBE A QUELLE NAZIONI CHE HANNO RESPONSABILITà?
È indiscutibile che la tragedia ha colpito i passeggeri ed i loro parenti. Ma in realtà siamo in Italia ed è indiscutibile che noi italiani siamo una grande famiglia qui ed anche all'estero. Non è un caso che dopo 26 anni questa tragedia colpisca ancora il cuore degli italiani e le istituzione lo sentano.
In pratica c'è una intera nazione che come una grande famiglia si sente violentata da queste azioni (il caso Lipari, la cabinovia del Cermis ed altri casi ) e si aspetta di vedere chi sono i veri amici e chi gli approfittatori o peggio gli assassini dei nostri concittadini.

Ivano Lachina

11/11/2005
È STATA APPROVATA NELLA NUOVA FINANZIARIA UN RISARCIMENTO PER LE VITTIME DI USTICA
27/06/1980 scomparse 81 persone nel nulla senza un perché……

Ho perso i miei genitori!
dal quel giorno per noi parenti delle vittime è cominciata la nostra vita spezzata.
Senza un perché abbiamo dovuto accettare una perdita devastante. Si! Devastante perché è difficile perdere un familiare, una persona cara, ma diventa ancora più difficile se qualcuno crea la fatalità del tuo destino.
…. Voi che leggete lo chiamereste destino?
quando prendete un aereo, vi chiedete se la Vostra sparizione potrebbe insabbiarsi nel nulla?
So, che siamo tutti stanchi di sentir parlare di Ustica, una vecchia storia… ormai sono passati tanti anni come si dice…. , ma per noi parenti delle vittime di Ustica è una ferita sempre aperta e una pagina mai girata.
l'aereo caduto non ha colpevoli, perché le prove sono state insabbiate per paura di qualcosa……ma chi sa non ha mai parlato. Dopo anni di ricerca della verità e l'attesa di un risarcimento, noi parenti delle vittime abbiamo visto e vissuto un processo che accusa i generali dell'aeronautica militare italiana di "alto tradimento". L'ultima possibilità per arrivare alla verità.
Il processo è durato anni, una lungaggine dovuta ai de-pistaggi ed alle menzogne e alla mancata memoria di questi generali, che dopo un ventennio non ricordano più niente.
Ricordo il primo giorno del processo. Noi parenti delle vittime in cerca della verità nascosta e loro, i generali, tranquilli e sorridenti forse perché tanto non si ricordavano niente. Ricordo ancora di più l'ultimo giorno, dove tutti noi aspettavamo una sentenza che riconoscesse almeno una parte della verità, una spiegazione anche parziale, per l'ingiustizia subita.
Ricordo tutto di quel 30 aprile 2004. Siamo arrivati a Roma per avere finalmente la lettura della sentenza. I generali sono arrivati in tribunale accompagnati da una piccola folla di amici e colleghi dell' aeronautica. Questi sostenevano con vociare continuo, l'ingiustizia di essere relegati in fondo invece che potersi sedere davanti insieme ai loro amici generali e vicino a noi familiari. Mi è stato raccontato di accese e colorite invettive nei nostri confronti che non avremmo dovuto esserci visto che non centravamo niente. Ho portato con me la mia telecamera, volevo registrare tutto. La sentenza è durata meno di 2 minuti. In realtà ho fatto fatica a capire cosa stava succedendo. Ero scioccata dalla parola: Assolto! Assolto! Assolto! Alla fine di queste parole, dalla tribuna dei sostenitori dei generali è partito un applauso da stadio, sembrava la vittoria dei mondiali, come se l'Italia avesse segnato e vinto, urla di gioia degli amici dei generali, che si sono alzati in piedi a battere forte le mani… si abbracciavano ed urlavano bravooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!! (ai giudici?)
ma bravo di cosa?
-di aver nascosto la verità per 24 anni e di averci preso tutti in giro?
-di non aver permesso alla giustizia di funzionare?
-di aver permesso ad aerei militari di volare nei nostri cieli e di celarsi?
-di non aver dato l'allarme in tempo per soccorrere 81 persone? Chi lo sa, forse qualcuno di vivo c'era. Chi lo sa quanto hanno sofferto e nessuno andava a salvare questi italiani in terra italiana.
Tra i parenti delle vittime c'è stato il gelo. È come se per la millesima volta ce li avessero ammazzati!
Senza vedere la vergogna del fatto che ci hanno messo 24 anni per ammettere che hanno turbato e negato la verità!
La giustizia non ha potuto funzionare perché questa gente è stata premiata dalle lungaggini, dai depistaggi e dalla prescrizione.
Assolti per prescrizione…. perché aver nascosto la verità non è più reato secondo le leggi italiane dopo 24 anni e tutto cade in prescrizione.
Nessuno li voleva vedere in galera, ma forse dopo 24 anni potevano raccontarci la verità. Forse ci avrebbero aiutato a voltare pagina.
questa in sintesi la sentenza del
30 aprile 2004
Si chiude il processo sui presunti depistaggi: la Corte d'Assise di Roma assolve i generali dell'Aeronautica per il reato di alto tradimento riguardante le informazione errate fornite al Governo in merito alla presenza di altri aerei la sera dell'incidente,…. il reato è considerato prescritto.
Che la tragedia di Ustica sia imputabile all'esplosione di una bomba, come hanno sostenuto le autorità militari, o che essa sia conseguenza di un atto di guerra non dichiarata, si tratta in entrambi casi di un atto terroristico!
Non esiste un colpevole e quindi nessuno paga…..siamo sempre in attesa di…..
Lo stanziamento in questa finanziaria ci aiuterà anche a sostenere le spese per il processo della mancata verità.
Devo congratularmi con il governo e con il parlamento perché si è ricordato di Ustica, si è ricordato che anche noi, vittime di Ustica, esistiamo!

Linda
LA STRAGE DI USTICA
vittime di una guerra mai dichiarata!Una continuo sacrificio per sostenere le spese processuali, i nostri avvocati e periti.

Sei in: Archivio > La Repubblica > 2011 > 06 > 27 > Presidente Sarkozy, ascol...
Presidente Sarkozy, ascolti noi che piangiamo ancora
VORREI cancellare dal calendario il 27 giugno, ma soprattutto vorrei cancellare dalla mia vita il 27 giugno 1980: sono passati 31 anni, ma il dolore è presente e vivo come quella sera, come i giorni successivi. Appartenere alla strage di Ustica è come indossare un abito stretto che toglie il respiro, sino a soffocare, un abito che m' han cucito addosso senza che lo chiedessi, un marchio infuocato che mi porto nell' anima e silenziosamente urla divorandomi lentamente. Un altro anno è passato e siamo ancora fermi, in attesa, ad oggi nessun colpevole, solo 81 vittime... E noi parenti che aspettiamo di conoscere la verità, di sapere chi è stato, di capire il perchè. Il Presidente Francesco Cossiga sotto giuramento dichiarò ai magistrati che ad abbattere il Dc9 fu un missile francese, un errore... E allora anche quest' anno come l' anno scorso, chiedo alla Francia e al Presidente Sarkozy di darci risposte che ci permettano di arrivare alla verità, di trovar pace e poter seppellire i nostri cari dignitosamente. Diceva, un anno fa, il portavoce del ministero degli esteri francese Bernard Valero: «Non appena le autorità italiane ci invieranno una richiesta ufficiale siamo pronti a cooperare pienamente con l' Italia», così concludendo: «Il nostro pensiero va alle famiglie delle vittime, ai loro cari e alla loro volontà di far luce». Dopo pochi giorni, il ministro Alfano firmò 5 rogatorie internazionali. Ad oggi, nessuna risposta. M' ero illusa un' altra volta! Ma continuo ad aver fiducia nella giustizia e aspetto. Per favore, Presidente Sarkozy ci risponda. E un appello lo dedico a chi sa e tace: trovate il coraggio di parlare e porre fine a questa vergogna italiana. E a tutti coloro che vorrebbero fornire una verità diversa da quella che appare evidente chiedo: «Abbiate rispetto per le 81 vittimee per il grande dolore dei loro familiari». In questo 31esimo anniversario tornerò ancora una volta al museo per la memoria e come sempre scruterò fra i rottami arrugginiti e corrosi dal tempo e dalla salsedine, cercando la presenza di mia mamma e di mio papà tra quelle lamiere. L' autrice è figlia di Giuseppe Lachina e Giulia Reina, periti sul Dc9
ELISABETTA LACHINA(repubblica)

 
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