Christian Boltanski - stragediustica 2018

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Christian Boltanski

La Storia
Christian Boltanski (Parigi, 6 settembre 1944) è un artista, fotografo e regista francese.
Nato a Parigi da padre di origine Ucraina e da madre corsa, è il fratello del sociologo Luc Boltanski. Insegna alla Scuola Nazionale Superiore di Belle Arti di Parigi e vive a Malakoff nella regione dell'Île-de-France, con la moglie Annette Messager, artista anch'essa con la quale saltuariamente collabora: insieme sono considerati tra i principali artisti contemporanei francesi.
È noto soprattutto per le sue installazioni artistiche, anche se lui stesso ama definirsi pittore, pur avendo da tempo abbandonato questo ambito. Il suo lavoro artistico è pervaso dal tema della morte, della memoria e della perdita, per questo numerosi sono le creazioni di memoriali degli anonimi e di chi è scomparso.
Nei suoi anni d'esordio i dipinti di Boltanski riguardavano primariamente temi di rilevanza storica; intorno agli anni settanta inizia la ricerca del suo passato attraverso una profonda ricerca introspettiva che gli fornì nuovi spunti per altre opere basate sulla rappresentazione del non-vero e di verità fondamentali. Boltanski ricostruì così la sua infanzia, sfruttando varie tecniche artistiche (video, fotografie, teatro) senza per questo rinunciare alla sua essenza di pittore.
Ha iniziato a dipingere nel 1958 all'età di 13 anni senza perciò avere una vera formazione artistica, nel senso tradizionale del termine.
Boltanski nel 1967 smette di dipingere per dedicarsi alla sperimentazione e alla scrittura, attraverso lettere e documenti che invia ai grandi artisti dell'epoca, incorporando nella sua opera elementi del suo mondo personale e della sua biografia, reale o immaginaria, che diventano il tema principale dei suoi lavori.
Christian Boltanski è stato scelto per rappresentare la Francia alla Biennale di Venezia del 2011: l'artista ha scelto come curatore Jean-Hubert Martin, ex direttore della Kunsthalle di Berna, del Centre Pompidou di Parigi, del Museo delle arti prime o delle arti e civiltà d'Africa, Asia, Oceania e Americhe del Quai Branly e del Museum Kunst Palast di Düsseldorf, e ora "conservateur du patrimoine". Nel 2009 gli è stato assegnato il Premio De Gaulle-Adenauer, ex aequo con il tedesco Anselm Kiefer. Nel 2010 al Grand Palais di Parigi, nel contesto della rassegna Monumenta, presenta la sua creazione intitolata People[2].
Boltanski cerca di emozionare attraverso tutte le espressioni artistiche che usa: foto, film, video. I temi principali delle sue opere sono la memoria, l'infanzia, l'inconscio e la morte. Utilizza vari materiali come vecchie fotografie, oggetti trovati, cartone, plastilina, lampade, candele.
Una delle peculiarità di Boltanski è la sua capacità di ricreare momenti di vita con oggetti che non sono mai appartenuti a lui, ma che egli considera come tali. Egli immagina una vita, si riappropria di oggetti e tutti i suoi file, libri e collezioni sono depositarie di ricordi dal forte potere emotivo. Le opere di Boltanski evocano il ricordo dell'infanzia e quello dei propri morti, una storia personale come la storia di tutti. Nel 1972 intitola una sezione della sua mostra mitologia individuale, un concetto molto rappresentativo della relazione di Boltanski con l'autobiografia.
Boltanski ha messo in evidenza in alcuni dei suoi video le sofferenze patite dagli ebrei durante la Seconda guerra mondiale: essi esprimono senza parole l'orrore della guerra. L'"assenza" è un tema ricorrente nel suo lavoro: i video come le foto sono "presenze", ricordi che fanno rivivere gli assenti.
Christian Boltanski è membro di Narrative Art, un movimento che rivendica l'uso della fotografia anche senza testo: il loro rapporto deve essere un rapporto mentale.
All’artista è stato affidato dalla città di Bologna il difficile compito di realizzare un’installazione permanente dal titolo A proposito di Ustica, per non dimenticare una delle tragedie collettive più discusse della storia italiana.
Ottantuno sospiri, sussurri, volti
Boltanski ricorda le ottantuno vittime della strage attraverso altrettante luci che dal soffitto del Museo si accendono e si spengono al ritmo di un respiro. Ottantuno specchi neri circondano il velivolo ricostruito, riflettendo l'immagine di chi percorre il ballatoio, mentre dietro ad ognuno di essi, ottantuno altoparlanti emettono frasi sussurrate a sottolineare la casualità e l'ineluttabilità della tragedia.
Oggetti personali
Intorno ai resti del DC9 sono state disposte alcune grandi casse coperte da drappi neri che contengono le decine di oggetti personali appartenuti alle vittime.
Video
Una proiezione video raccoglie filmati e testimonianze riportate da agenzie giornalistiche e telegiornali a partire dal momento della tragedia sino ad arrivare alla realizzazione del museo.
Alcune postazioni informatiche permettono inoltre ai visitatori di approfondire, attraverso la visione di documentazioni audio–video, la conoscenza di uno dei grandi misteri della nostra cronaca.
Dal 13 febbraio 2015 si è aggiunto anche il documentario Il missile francese, realizzato da Canal Plus.
L’installazione  permanente di Christian Boltanski al Museo per la Memoria di Ustica di  Bologna circonda i resti del DC9 abbattuto il 27 giugno 1980 mentre si  dirigeva verso l’aeroporto di Palermo. A un anno di distanza dal suo  ritorno a Bologna, il relitto dell’aereo passeggeri viene mostrato nella  cornice suggestiva ed evocativa che l’artista francese ha generosamente  e appositamente creato per la città. Le 81 vittime della strage sono  ricordate attraverso altrettante luci che dal soffitto del Museo si  accendono e si spengono al ritmo di un respiro. Intorno al velivolo  ricostruito 81 specchi neri riflettono l’immagine di chi percorre il  ballatoio, mentre dietro ad ognuno di essi 81 altoparlanti emettono  frasi sussurrate, pensieri comuni e universali, a sottolineare la  casualità e l’ineluttabilità della tragedia.
9 grandi casse nere sono state disposte dall’artista intorno ai resti  riassemblati del DC9: in ognuna di esse sono stati raccolti decine di  oggetti personali appartenuti alle vittime. Scarpe, pinne, boccagli,  occhiali e vestiti che documenterebbero la scomparsa di un corpo,  rimangono così invisibili agli occhi dei visitatori. Solo le loro  immagini sono state ordinatamente impaginate da Boltanski nella “Lista  degli oggetti personali appartenuti ai passeggeri del volo IH 870” una  pubblicazione che, coinvolgendo lo spettatore direttamente nella memoria  dell’avvenimento, lo vede protagonista nella ricostruzione della  verità.
Da sempre l’opera di Christian Boltanski analizza il concetto di  tempo, l’aspetto reliquiale della testimonianza e la sua esposizione  attraverso forme installative rigorose e suggestive.
Per Boltanski la dimensione evocativa del ricordo impone visioni  molteplici e soggettive, ogni narrazione viene abbandonata per divenire  solitudine del pensiero individuale, per rimandare all’azione e alla  ridefinizione di una realtà che ci vede sempre e costantemente  protagonisti e complici. Christian Boltanski nasce a Parigi nel 1944.
Vive e lavora a Parigi.
(fonte Wikipedia)
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