Lettere del Presidente della Repubblica - stragediustica 2017

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Lettere del Presidente della Repubblica

Lettere

"Giorno della memoria" dedicato alle vittime del terrorismo interno e internazionale e delle stragi di tale matrice
Intervento del Presidente Grasso nell'Aula di Palazzo Madama

09 Maggio 2013
Signor Presidente della Repubblica, Autorità, familiari delle vittime, cari ragazzi,
è con immenso piacere e partecipe commozione che come presidente del Senato ho accolto l'invito ad ospitare in quest'Aula la solenne cerimonia del "Giorno della memoria", che si pone in piena continuità con le celebrazioni che ogni anno dal 2008, in questo anniversario del 9 maggio, sono state vissute al Quirinale dal Presidente Napolitano con affettuosa partecipazione emotiva, con alto senso di responsabilità nella lettura imparziale di fatti di diversa estrazione ideologica e col massimo impegno istituzionale, per ricordare le vittime del terrorismo, per dare sostegno morale ai loro familiari, per un momento di intensa riflessione su quel periodo di storia sofferta.
Sono profondamente grato al Presidente Giorgio Napolitano che mi da oggi la possibilità di vivere le sue stesse emozioni, che mi trasmette il senso di questo impegno morale di portare avanti con determinazione e tenacia la memoria ed il dialogo, di mantenere sempre alta l'attenzione sulle singole vicende, di continuare a tenere uniti coloro che per anni sono stati divisi, di rimanere vicino e partecipe al dolore delle famiglie.
Permettetemi di rivolgere un particolare affettuoso saluto a tutti i familiari che con amore raccontano le storie di vita e di sacrificio proprie e dei loro cari perché si trasformino in memoria collettiva e lezione di vita. Vi ringrazio per essere presenti; immagino sia difficile, penoso, duro, ma la vostra partecipazione è importante per non arrendersi, per raccontare, far conoscere questi tragici fatti anche a coloro che, a distanza di tanti anni, li percepiscono come una pagina di storia e non come una realtà viva e ancora dolente.
E non posso che esprimere, fin da subito, profonda gratitudine e riconoscenza a tutte le Associazioni per il loro costante impegno, per la loro caparbia volontà nel difendere la verità e la memoria.
Con grande piacere rivolgo le mie parole anche ai ragazzi presenti in questa Aula. Voi rappresentate il passaggio tra il ricordo e il futuro.
Le vittime del terrorismo e della criminalità sono numerosissime; ci riferiamo non solo a coloro che sono caduti nell'esercizio del proprio lavoro e nella ricerca della verità; non solo a coloro che sono morti nell'adempimento del proprio dovere, come il personale di pubblica sicurezza, che ha la funzione di proteggere le istituzioni e i cittadini; non solo alle vittime colpite nella propria quotidianità, colpevoli soltanto di trovarsi per le strade e per le piazze delle proprie città nel momento sbagliato: ci riferiamo anche alle vittime morali del terrorismo, a chi ha sopportato il fardello della violenza subita, dell'impotenza, della frustrazione. Oggi le vogliamo ricordare tutte, le vittime di quegli anni. Tutte, qualunque fosse la collocazione politica di chi colpiva e di chi veniva colpito. Qualunque fossero le motivazioni ideologiche e il contesto storico.
Ma il ricordo non basta: è necessario accompagnarlo alla volontà esplicita di conoscere tutte le verità, anche quelle rimaste nascoste e di capire perchè non sia stato possibile fare completa luce sulle stragi.
Abbiamo il dovere di farlo per alcuni irrinunciabili motivi:
per dare giustizia alle famiglie che hanno subito la perdita dei propri cari;
per affermare che lo Stato è stretto attorno a loro non solo nel più sentito cordoglio, ma anche nella ricerca della verità;
per rendere consapevoli i nostri giovani che con lo spirito di unità, con il senso dello Stato, si vince sempre;
La stagione terroristica in Italia inizia con la strage di piazza Fontana: era il 12 dicembre del 1969. Lo sgomento di quei giorni è intatto nella nostra memoria. Da quel momento una lunga teoria di attentati insanguinò le strade e le piazze del nostro Paese, lacerandone l'identità culturale. Un coacervo di forze che in quegli anni aveva come scopo la destabilizzazione e l'eversione.
Le vittime sono tutte uguali e il dolore di ciascuno di voi, mogli, figli genitori, é ugualmente e intimamente duro da portare.
La scelta della data per "il Giorno della memoria" è caduta sull'anniversario dell'assassinio di Aldo Moro perché quella decisione spietata, che portò dopo 54 giorni di prigionia all'uccisione del Presidente della Democrazia Cristiana, ha rappresentato un momento di condivisa presa di coscienza da parte dello Stato. Quello Stato che, purtroppo, solo allora, capì che la reazione non poteva più tardare.
Le Brigate rosse avevano colpito il perno del sistema politico e istituzionale su cui poggiava la democrazia. Moro divenne la vittima simbolo di un sistema, fu la tragedia non solo della perdita di un alto rappresentante delle Istituzioni ma di tutto il Paese.
E' la storia di un padre premuroso, di un marito affettuoso, dell'omicidio di un servitore dello Stato, al quale, tragicamente, ne seguiranno altri. E' la storia di Raffaele Iozzino, di Oreste Leonardi, di Giulio Riviera, Francesco Zizzi e Domenico Ricci, il cui figlio Giovanni oggi ringrazio per il suo intervento così toccante. Condivido ogni singola parola, ogni singolo passaggio della sua testimonianza. Ma quanto mi rende partecipe il suo voler abbandonare la stagione dell'odio! E' vero: la stagione del dolore e della rabbia devono cedere il posto ad una nuova primavera che ci liberi dal peso enorme di quegli anni.
Quante energie preziose perse l'Italia negli anni che precedettero e che seguirono. Del rogo di Primavalle ricorre il 40° anniversario. Caro Signor Mattei la ringrazio per la testimonianza, che so essere dolorosa e sofferta. Io, quale rappresentante delle istituzioni, mi sento oggi responsabile di un sistema giudiziario che non seppe trovare in tempo quelle verità che avrebbero reso giustizia. La verità oggi è nota e gli assassini sono rei confessi. Mai più succeda che la giustizia sia negata.
Firenze vent'anni fa un'autobomba proprio non se l'aspettava. La strage, che colpì tanti innocenti, venne inquadrata come una reazione di cosa nostra all'applicazione del carcere duro per i mafiosi, che le stesse sentenze definirono come terrorismo mafioso e di cui ancora non si conoscono tutti i mandanti. Ma la differenza tra strage di mafia e di terrorismo è così grande? Ringrazio lei Signora Giovanna, Presidente dell'Associazione Tra i familiari delle Vittime di Via dei Georgofili, per essere presente oggi e per averci ricordato quella strage orrenda citando le parole di un magistrato, Gabriele Chelazzi, insieme al quale ho avuto il privilegio di lavorare e di cui quest'anno ricorre il 10° anniversario della morte. Chelazzi, fin da quella notte del 27 maggio, indagò sulla strage, lavorando in maniera spasmodica e dimostrando fedeltà alla sua missione, al suo compito, ai suoi doveri. Il messaggio che ci ha lasciato quest'uomo è un invito a fare bene il nostro lavoro, a non arrenderci mai, un invito alla politica a fare la propria parte nell'accertamento della verità, ad arrivare là dove la verità giudiziaria non può giungere.
Oggi da Presidente del Senato, da cittadino e da uomo delle istituzioni mi impegno a fare quanto possibile nel mio ruolo per accertare pienamente la verità, certo di poter contare su un corrispondente impegno del Governo, del Parlamento, di tutte le istituzioni democratiche e fiducioso negli strumenti in nostro possesso. Auspico, come più volte affermato, che il Parlamento, qualora approvi i disegni di legge già presentati per istituire la Commissione bicamerale d'inchiesta sul fenomeno mafioso, possa estenderne le competenze anche ad altre stragi di qualsiasi estrazione rimaste irrisolte. Se le forze del male si compattano, lo Stato deve poter rispondere con altrettanta compattezza e forza per scongiurare ogni rischio di riproduzione di quei fenomeni che tanto sono costati alla democrazia e agli italiani e che tanto potrebbero costare ai nostri figli.
Ma oltre a cercare la verità, occorre rafforzare la cultura della convivenza pacifica, della tolleranza politica, culturale e religiosa, ribadire le regole democratiche, i principi, i diritti e i doveri sanciti dalla Costituzione. Lo dobbiamo fare lottando quotidianamente, con coraggio e determinazione, confortati dalla speranza che si può cambiare, che si può e si deve agire per costruire una società migliore. Si può migliorare, ne sono profondamente convinto. Credo che con la forza di tutti si possa fare molto. E oggi la nostra forza siete voi, il vostro dolore composto, la dignità con la quale in tutti questi anni, avete invocato verità e giustizia; la nostra forza sono i vostri figli che, privati dei loro affetti più cari, arricchiscono il nostro sforzo collettivo di mantenerne viva e costante la memoria, rendendo omaggio al sacrificio di tanti.
Quel che più mi preme é porre un limite insuperabile a qualsiasi forma di violenza (armata, fisica od anche verbale), perfettamente convinto che non possano esistere ragioni di dissenso politico o di tensioni economiche e sociali che giustifichino in alcun modo il ricorso alla forza, ad atti di ribellione o di protesta violenta, che rischino di trasmodare e di generare terrore in cittadini indifesi ed innocenti.
Scorrendo il calendario quasi ogni giorno troviamo tristi ricorrenze di persone da ricordare perché uccise dal terrorismo o dalla mafia. Sono i nostri martiri. Sono certo che il seme del loro sacrificio farà germogliare una foresta; una foresta di uomini e donne, di ragazze e ragazzi, di cittadini tutti, che con il loro esempio potranno aiutarci a costruire un futuro e un Paese migliore.

Intervento del Presidente Napolitano alla celebrazione del "Giorno della Memoria" dedicato alle vittime del terrorismo

Palazzo del Quirinale, 09/05/2012


Una parola di apprezzamento, innanzitutto, per la sua disponibilità e bravura va alla conduttrice Silvia Giralucci, che è d'altronde con noi oggi a pieno titolo rievocando il giovane padre ucciso dalle Brigate Rosse, nella cupa Padova degli anni Settanta, "perché era di destra".
Prosegue anche con questo incontro - così partecipato, e di ciò vi ringrazio, vedendo in sala molti volti ormai familiari - l'opera avviata grazie all'impulso della legge approvata dal Parlamento nel 2007. Opera di raccoglimento solidale nel ricordo e nell'omaggio per tutte le vittime del terrorismo ; di ricomposizione unitaria di molteplici esperienze, dolorose e laceranti, vissute in rapporto alle singole vicende di quella stagione di violenza sanguinaria. Opera, nello stesso tempo, di trasmissione della memoria, di ricostruzione e approfondimento sul piano storico, di riflessione collettiva e di mobilitazione civile.
Ecco, quest'opera è andata avanti, negli ultimi cinque anni, attraverso un crescere, in modo imprevedibile, di contributi e di iniziative, che ci ha grandemente confortato, confermando la fecondità dell'impulso e dell'indirizzo che si espressero proprio qui nella Giornata del 9 maggio 2008. Si sono da allora levate molte voci nuove, hanno preso la parola, innanzitutto, famigliari delle vittime, prima soverchiati dal rumoroso e spudorato esibizionismo dei colpevoli, e scoraggiati da disattenzioni e ambiguità dello stesso mondo dell'informazione. Si sono imposti all'attenzione nuovi analisti e studiosi, con apporti originali e importanti. C'è stato insomma un forte risveglio di sensibilità e di coscienze. Ed è così che dobbiamo proseguire. Per questo siamo oggi qui riuniti.
E ringrazio per i loro contributi quanti sono intervenuti a richiamare, per esperienza vissuta e per testimonianza, vicende e figure altamente rappresentative degli anni funesti dell'attacco terroristico, che furono insieme anni di resistenza e risposta coraggiosa da parte delle forze migliori dello Stato democratico e della società italiana. L'intervento del dottor Simone ci ha ricordato, e ci ha permesso di apprezzare nuovamente, non solo la sua reazione all'agguato di trent'anni fa, ma la serena tenacia con cui egli ha saputo prima affrontare le conseguenze dei colpi subìti in quanto combattente della lotta contro il terrorismo, e poi dedicarsi a nuove missioni al servizio dello Stato. Il 1982 vide un drammatico susseguirsi di attentati omicidi contro uomini delle forze dell'ordine, e vide perfino cadere crudelmente un bambino, Stefano Gaj Tachè, nell'agguato terroristico alla Sinagoga di Roma.
Un grazie particolare a lei, colonnello Galvaligi, per averci offerto una così bella testimonianza di affetto e di omaggio filiale confidandoci l'estremo messaggio indirizzato ai suoi cari da un'alta, nobilissima figura di italiano impegnato da generale dell'Arma in prima linea a contrastare e sconfiggere le Brigate Rosse.
Prezioso è stato poi il ricordo, nelle partecipi parole dell'avvocato Zancan, del discreto eroismo del Presidente Fulvio Croce : forse per pochi come per lui, tra le vittime del terrorismo, si può parlare dell'apporto decisivo della società civile, nel senso più limpido e forte di quest'espressione, in difesa delle istituzioni democratiche, in difesa della Repubblica.
Negli interventi che ho richiamato, abbiamo ritrovato diverse tappe dello scontro col terrorismo : 1982, 1980, 1977. Ma come dimenticare il 2002 che dieci anni fa segnò con l'omicidio di Marco Biagi l'estremo sussulto di un feroce brigatismo già sconfitto? Abbiamo onorato la memoria e l'eredità del Professor Biagi a Modena e alla Camera dei Deputati, e vi rendiamo ancora omaggio esprimendo sentimenti di rinnovata vicinanza alla signora Marina che è con noi.
In questa Giornata della Memoria è nello stesso tempo risuonata, nelle parole dell'avvocato Vittorini, l'eco sofferta di una città ferita - Brescia - che è nuovamente rimasta senza il conforto di un accertamento e di una sanzione di colpevolezza per i responsabili della strage di Piazza della Loggia. Comprendiamo la profonda amarezza di tutti i bresciani e in primo luogo dei famigliari delle vittime, a cominciare dal caro Manlio Milani, che ha guidato l'Associazione sempre con animo fermo e con sconfinata passione e dedizione. Grazie ancora a Manlio, ora a Vittorini anche per la nuova iniziativa e proposta di cui si è fatto portatore.
Gli interrogativi riproposti dalla sentenza di Brescia, e insieme la rinnovata discussione su Piazza Fontana rimbalzata, per così dire, da un evento cinematografico, ci spingono a ritornare oggi sulla tematica delle stragi di matrice terroristica, e sui nodi principali che essa ha presentato e presenta. A quei temi dedicai il mio intervento nella Giornata del 9 maggio 2009, e non ripeterò argomentazioni che credo abbiano conservato pienamente la loro validità.
Certo, sentiamo ancor più fortemente il tormento di una giustizia incompiuta, dopo tante sollecitazioni, speranze, attese e delusioni. Non è vano ripetere che il corso della giustizia deve - pur nei limiti in cui (ad esempio, anche dopo la recente sentenza per Piazza della Loggia) è rimasto possibile - continuare con ogni scrupolo. Ma è altrettanto necessario mettere sempre in luce tutto quel che di netto, preciso, inconfutabile è emerso dalle stesse carte processuali e dalle stesse sentenze - per quanto insoddisfacenti rispetto all'esigenza di colpire le persone responsabili di orrende stragi con pene adeguate e da scontare effettivamente. Resta quel che è emerso - come ha ribadito l'avvocato Vittorini circa la matrice di estrema destra neofascista di quelle azioni criminali, e anche circa il peso della "attività depistatoria svolta da una parte degli apparati dello Stato". Dunque, una verità storica si è conseguita, con il contributo anche delle inchieste parlamentari e delle ricerche portate avanti dalle famiglie e dalle associazioni delle vittime, da tanta parte della società civile. Ebbene, tutto questo - come ha scritto la nostra sempre attenta e combattiva Benedetta Tobagi - "le assoluzioni non bastano a cancellarlo".
Insomma - e lo hanno detto in diversi, e lo ha significativamente scritto Mario Calabresi, un protagonista della riflessione sul terrorismo e sulle sue vittime, sul dovere di coltivarne la memoria e l'insegnamento - non brancoliamo nel buio di un'Italia dei misteri : ci troviamo dinanzi a limiti da rimuovere e a problemi di giustizia e di verità ancora da risolvere, ma in un'Italia che ha svelato gravissime insidie via via liberandosene, che ha sconfitto il terrorismo, individuandone e sanzionandone a centinaia gli sciagurati attori, e che ha salvaguardato i presidi della nostra vita democratica.
Certo, anche sul piano della ricostruzione della verità storica, molto rimane da fare. Con rigore di metodo, con giusto distacco da una condizionante vicinanza emotiva o da troppo facili schemi interpretativi, e con possibilità maggiori di accesso a tutte le fonti essenziali.
A questo proposito, è in corso - secondo una dettagliata valutazione fornitami dal COPASIR - un'evoluzione positiva in materia di accesso agli atti, compresi quelli degli organismi di intelligence e sul terreno della riorganizzazione dei loro archivi per accelerare il versamento di documenti all'Archivio storico del DIS e quindi all'Archivio Centrale dello Stato, presso il quale siano consultabili. Attraverso la vigilanza e la sollecitazione esercitate dal COPASIR, il Parlamento segue più in generale il rinnovato impegno del governo all'applicazione di regole stringenti in materia di ricorso al segreto di Stato che scongiurino il pericolo delle distorsioni, durante gli anni del terrorismo e delle stragi, che sono state spesso e in più sedi denunciate.
A questo problema si è anche riferito Miguel Gotor, che tuttavia ha col suo lavoro già mostrato come il tempo della storia sia giunto e possa essere fecondamente coltivato. Non c'è bisogno che aggiunga quale emozione, quale senso di profonda partecipazione, abbia rinnovato in me e in tutti noi la visione degli originali di due lettere di Aldo Moro, scritte in quei 55 giorni che furono, quelli sì, davvero "notte della Repubblica", una "notte" che Aldo Moro aveva visto incombere e invano tentato di allontanare.
Quel che ci preme in definitiva - insieme col tener viva, anche nelle sue forme più sofferte, la memoria delle vittime del terrorismo, è consolidare nella società e soprattutto nelle nuove generazioni, il senso della libertà e della democrazia conquistate sconfiggendo il fascismo, sancite nella Costituzione repubblicana, fatte oggetto di trame e di azioni distruttive, difese e riaffermate dalla grande maggioranza dei cittadini - normali "cittadini" che vi credevano e che hanno reagito a pericoli estremi come il terrorismo anche pagando prezzi durissimi.
Quel che ci preme è diffondere, anzi condividere, consapevolezza storica, sensibilità civica, volontà di partecipazione a tutela dei principi e dei diritti costituzionali, da qualunque parte vengano insidiati o feriti. E' così che possiamo porre un argine insuperabile a ogni rigurgito di violenza e finanche di violenza armata. Non ci sono ragioni di dissenso politico e tensione sociale, che possano giustificare ribellismi, illegalismi, forme di ricorso alla forza destinate a sfociare in atti di terrorismo. Quella tragedia non si ripeterà, nemmeno in forme di bieca e sempre micidiale farsa. Fossero pure solo le modalità dell'agguato al dirigente d'azienda genovese a richiamare il terrorismo - vedremo i seguiti dell'indagine - la risposta e la vigilanza devono essere categoriche. Quanti fossero tentati di mettersi su quella strada sono dei perdenti, non si illudano di intimidire lo Stato e i cittadini.
Cara Anna Brugnolli, cari ragazzi di "Note a margine", il senso del nostro impegno voi avete mostrato di averlo pienamente inteso e di saperlo portare magnificamente avanti, dialogando con Francesca e Paolo Dendena, con Carlo Arnoldi, e con le due signore, Licia Pinelli e Gemma Calabresi, che incontrandosi tra loro proprio qui tre anni orsono sono divenute l'emblema di un'alta missione comune.
Voglio associarmi - a questo tengo davvero - al ricordo di Francesca Dendena e dedicare a lei l'intera Giornata della memoria che abbiamo celebrato oggi. Perché in tutto quel che Francesca vi ha detto e che voi avete raccolto nel libro, cara Anna Brugnolli, io ho trovato una straordinaria lezione di umanità, combattività ed equilibrio, di sapienza e saggezza politica, di senso della democrazia e della nazione. Come suonano drammaticamente vere quelle sue parole, riferite allo shock per la strage di Piazza della Loggia : "temetti che a quel punto lo Stato democratico avrebbe potuto non reggere". Un timore che in più momenti, durante quegli anni, assalì anche me, voglio dirlo. Ma l'Italia, lo Stato democratico, lo Stato di diritto, ce la fecero. Ed è per questo che celebrando i 150 anni dell'Italia unita, riflettendo sul suo passato e sul suo avvenire, abbiamo potuto indicare nell'esperienza del terrorismo, in quella prova superata grazie a uno sforzo corale, un grande esempio di vitalità del tessuto unitario della nostra nazione e della nostra democrazia, un punto di riferimento e una sorgente di fiducia per il nostro comune futuro.
Ma permettetemi una conclusione più personale. Queste Giornate in memoria delle vittime del terrorismo, il ricordo di quegli uomini e di quelle donne come persone, la vicinanza al dolore delle loro famiglie, la riflessione intensa su quelle vicende, su quel periodo di storia sofferta, di storia vissuta sono stati in questi anni tra gli impegni che più mi hanno messo alla prova e coinvolto non solo istituzionalmente, ma moralmente ed emotivamente. Hanno messo alla prova la mia capacità di ascoltare e di immedesimarmi, la mia responsabilità di lettura imparziale, equanime di fatti che chiamavano in causa diverse ed opposte ideologie e pratiche politiche.
Trasmetterò il senso di questo impegno a chi mi succederà, così che possa essere portato avanti con immutata convinzione e tenacia.

Messaggio del Presidente Napolitano per il 31° anniversario della strage di Ustica

C o m u n i c a t o
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nella ricorrenza del trentunesimo anniversario del disastro di Ustica, in un messaggio alla Presidente dell'Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, Daria Bonfietti, ha rinnovato ai famigliari delle vittime di quella terribile notte, la sua affettuosa e solidale vicinanza: "L'iter tormentoso di lunghe inchieste e l'amara constatazione che le investigazioni svolte e i processi celebrati non hanno consentito la esauriente ricostruzione della dinamica dell'evento e la individuazione dei responsabili non debbono far venir meno l'impegno convinto di tutte le istituzioni nel sostenere le indagini tuttora in corso. Ogni sforzo deve essere compiuto, anche sul piano internazionale, per giungere finalmente a conclusioni che rimuovano le ambiguità, i dubbi e le ombre che ancora oggi circondano quel tragico fatto. La scelta dell'Associazione di celebrare l'anniversario attraverso un percorso artistico nello spazio antistante il 'Museo della Memoria' contribuirà ad accrescere la partecipazione collettiva al ricordo di una tragedia che resta viva nella coscienza dell'intero Paese e che esige una valida e adeguata risposta di verità e giustizia".
Roma, 27 giugno 2011

Attentato Ustica, Napolitano parla di "intrighi internazionali"
sabato 8 maggio 2010 14:07

ROMA (Reuters) - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, celebrando oggi al Quirinale il giorno della memoria delle vittime di terrorismo e stragi, ha parlato di "intrighi internazionali" e "opacità di comportamento da parte di corpi dello Stato" per l'attentato di Ustica del 1980.
Il capo dello Stato ha ammonito anche a "tenere sempre alta la guardia" contro "nuove possibili tentazioni" di fare ricorso alla violenza e ha detto che i "focolai" di fanatismo politico e ideologico non sono "spenti una volta per tutte".
Ricordando l'attentato alla stazione di Bologna e "il disastro di Ustica", Napolitano ha parlato di "orribile 1980", con "i tanti colpi mortali che furono sferrati... contro servitori dello Stato e uomini semplici" e ha detto che "l'Italia corse rischi estremi".
In particolare, parlando della vicenda di Ustica -- l'isola vicino alle cui coste cui cadde nell'estate dell'80 un aereo della compagnia Itavia con a bordo 81 persone -- il presidente ha detto: "Intrecci eversivi, nel caso di Ustica anche forse intrighi internazionali, che non possiamo oggi non richiamare -- insieme con opacità di comportamenti da parte di corpi dello Stato, a inefficienze di apparati e di interventi deputati all'accertamento della verità -- nel rivolgere la nostra solidarietà a chi ha duramente pagato di persona o è stato colpito nei propri affetti famigliari per effetto delle stragi degli anni '80".
A oggi, l'unico procedimento giudiziario conclusosi con sentenza definitiva in Italia sul caso Ustica è quello che ha mandato assolti due generali dell'Aeronautica accusati dai magistrati di aver compiuto despistaggi sulla vicenda.
Nel 2008, l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga disse che ad abbattere il Dc9 dell'Itavia fu un missile sparato da un caccia francese, e la Procura di Roma, scrissero i media aprì un fascicolo, ascotando come testimoni lo stesso Cossuga e l'ex premier e ministro dell'Interno Giuliano Amato.
Cossiga aveva dichiarato che "furono i nostri servizi segreti che, quando io ero presidente della Repubblica, informarono l'allora sottosegretario Giuliano Amato e me che erano stati i francesi, con un aereo della marina, a lanciare un missile non a impatto, ma a risonanza. Se fosse stato a impatto non ci sarebbe nulla dell'aereo".
Il volo civile, secondo una ricostruzione che anche Cossiga ha offerto, sarebbe stato abbattuto perché si trovava in prossimità di un aereo su cui volava il presidente libico Muammar Gheddafi, uscito indenne dall'attacco perché informato in precedenza dal Sismi, il servizio segreto militare italiano.

27 giugno 2010 Nella ricorrenza del 30esimo anniversario il Presidente Giorgio Napolitano manda un TELEGRAMMA ai parenti delle vittime...

Napolitano. Ustica. Ancora lontani dalla verità
09-05-2010

ROMA. Sulla strage di Ustica del 27 giugno 1980, oltre ad "intrecci eversivi, ci furono anche intrighi internazionali che non possiamo oggi non richiamare, insieme con opacità di comportamenti da parte di corpi dello Stato, ad inefficienze di apparati e di interventi deputati all'accertamento della verità".

E' quanto ha detto Giorgio Napolitano celebrando al Quirinale il Giorno della Memoria per le vittime del terrorismo e delle stragi. Il presidente della Repubblica ha ricordato che anche per la strage del 2 agosto 1980 alla Stazione di Bologna, rimangono "ombre e dubbi" e c'é una nuova inchiesta "dagli sviluppi ancora imprevedibili". Il capo dello Stato ha ospitato i familiari delle vittime nel Salone dei Corazzieri, e ha dato la parola ad alcuni di loro, affidando la regia della celebrazione alla giornalista Benedetta Tobagi, figlia di Walter Tobagi, il giornalista del Corriere della Sera assassinato il 28 maggio 1980, che di recente ha ricostruito nel libro "Come mi batte forte il tuo cuore" la figura del padre, il dolore della sua famiglia e "quel periodo difficile". Quel libro, ha detto Napolitano, è "un contributo prezioso", come lo sono libri, documentari, testimonianze di altri figli e parenti delle vittime, che "raccontando le storie di vita e di sacrificio dei loro cari, aprono l'animo di tanti alla comprensione di quei tragici eventi".

Napolitano ha espresso solidarietà e comprensione a quanti ancora attendono giustizia, a tutte le vittime e ai sopravvissuti, e ha chiesto a tutti di non dimenticare cosa fu il terrorismo nei terribili anni '70-'80, in "quella notte della Repubblica" in cui "l'Italia corse rischi estremi", fu "impoverita di energie preziose, ancora giovani", la vita civile e politica fu sconvolta da una "folle furia terroristica che colpiva quotidianamente servitori dello Stato e uomini semplici, tutti vittime innocenti di ciechi disegni distruttivi".

Ha messo l'accento sul sacrificio di tanti "uomini di legge", magistrati, avvocati, docenti di diritto, che non piegandosi alle minacce dei terroristi hanno dato un esempio di "fermezza, di coraggio e insieme di quotidiana serenità e umanità", essenziale per vincere il terrorismo, amministrando la giustizia "secondo la legge e la Costituzione, sempre, contro ogni minaccia e prevaricazione". Toccante la testimonianza di Sonia Zanotti, sopravvissuta alla Strage di Bologna con ferite invalidanti che la costringono a continue cure, che ha denunciato una interpretazione troppo "restrittiva" della legge che prevede sostegni e pensioni per i sopravvissuti. "Sollecitiamo il governo a sciogliere i nodi che rendono ancora incerto e precario l'insieme di questi diritti", ha detto Napolitano. "Esaminerò subito la questione", ha fatto eco il ministro della Giustizia Angelino Alfano, al quale è stato consegnato un dossier. Napolitano si è poi rivolto ai parenti delle 81 vittime del DC9 ITAVIA abbattuto ad Ustica che, con l'intervento di Fortuna Piricò, vedova di una di quelle vittime, hanno chiesto di "completare la verità giudiziaria, che parla di una guerra non dichiarata, definendo le responsabilità, ottenendo la collaborazione dei Paesi alleati per avere l'elenco di tutti gli aerei che erano in volo insieme al DC9".

"Comprendo - ha commentato Napolitano - il tenace invocare, da parte dei parenti delle vittime della strage di Ustica, di ogni sforzo possibile, anche sul piano dei rapporti internazionali per giungere ad una veritiera ricostruzione di quel che avvenne". Purtroppo, ha concluso il capo dello Stato, oggi non siamo "esenti da contagi e infiltrazioni del terrorismo internazionale", e inoltre in Italia ed in Europa "i focolai di fanatismo politico ed ideologico non sono ancora spenti del tutto". Potrebbero "riattizzarsi" di fronte alle tensioni politiche e sociali collegate alla grave crisi economica e finanziaria. Perciò"é necessario tenere sempre alta la guardia e dire ‘no' alla violenza e alla rottura della legalità in ogni forma".

XXIX ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI USTICA
27 GIUGNO 2009

MESSAGGIO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA A DARIA BONFIETTI,
PRESIDENTE DELL'ASSOCIAZIONE FAMILIARI DELLE VITTIME DELLA STRAGE DI USTICA
A ventinove anni dal disastro di Ustica, il mio pensiero riverente e commosso va a chi perse la vita quella tragica notte e al dolore dei loro famigliari.
Grazie anche all'impegno generoso e costante dell'Associazione da Lei presieduta, la memoria delle ottantuno vittime di quel dramma resta viva nella coscienza dell'intero Paese ed esige che sia fatto ogni sforzo perché le indagini recentemente riaperte permettano di dare, dopo così lungo tempo, adeguata e valida risposta all'anelito di verità e di giustizia su quanto accaduto.
Con questo spirito, esprimo a Lei, gentile Presidente, e per Suo tramite a tutti i famigliari delle vittime la mia affettuosa vicinanza e i sentimenti della mia partecipe solidarietà.Giorgio Napolitano

Cerimonia di commemorazione al Quirinale del "Giorno della memoria" delle vittime del terrorismo
C o m u n i c a t o
Si è svolta questa mattina al Palazzo del Quirinale, alla presenza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, la cerimonia di commemorazione del "Giorno della memoria", dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice, condotta da Benedetta Tobagi.
In apertura è stato proiettato un video tratto dalla rielaborazione del documentario "Vittime", realizzato in collaborazione con l'Aiviter (Associazione Italiana Vittime del Terrorismo), il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Direzione Generale Cinema, Rai Cinema, Rai Teche, Offside Film e l'Associazione Vittime 2 agosto 1980.
Sono intervenuti, Sonia Zanotti in rappresentanza dell'Associazione dei parenti delle vittime della strage di Bologna; Fortuna Piricò vedova Davì per l'Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Ustica; Alessandra Galli, figlia del magistrato Guido Galli; Silvia e Federico Evangelista, figli del brigadiere di polizia Francesco Evangelista; e la professoressa Ilaria Moroni che ha presentato l'iniziativa: "La rete degli archivi per non dimenticare", promossa da Agnese Moro.
Il Presidente Napolitano ha quindi pronunciato il discorso commemorativo del "Giorno della memoria".
Erano presenti, con i familiari delle vittime del terrorismo e i rappresentanti delle loro Associazioni, il Vice Presidente del Senato della Repubblica, sen. Emma Bonino, l'on. Renzo Lusetti, in rappresentanza della Camera dei Deputati, il Ministro della Giustizia, on. Angelino Alfano, il sottosegretario di Stato all'Interno, sen. Francesco Nitto Palma, il Prof. Franco Gallo per la Corte costituzionale, e numerose autorità civili e militari.
Roma, 8 maggio 2010

Messaggio del Presidente Napolitano in occasione dell'anniversario della strage di Ustica

C o m u n i c a t o
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione del 28° anniversario della tragedia di Ustica, ha inviato al Presidente della Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica, senatrice Daria Bonfietti, il seguente messaggio: "Rammaricato di non poter essere presente all'incontro di Bologna, promosso dall'Associazione dei parenti delle vittime, desidero esprimere sentimenti di vicinanza e solidarietà ai familiari ed unirmi ancora una volta alle sollecitazioni perché sia compiuto ogni sforzo per accertare le cause di un evento dalla conseguenze così drammatiche. Il rispetto per le vittime e la partecipazione sentita alla sofferenza dei loro cari debbono mantenere viva la memoria e vigile la coscienza collettiva del Paese."Roma, 27 giugno 2008

Messaggio del Presidente Napolitano in occasione del 27° anniversario della strage di Ustica

C o m u n i c a t o
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nella ricorrenza del ventisettesimo anniversario della Strage di Ustica, in un messaggio alla Presidente dell'Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, Daria Bonfietti, ha rinnovato la sua solidarietà ai familiari delle vittime innocenti di quella terribile notte del 27 giugno 1980: "Il loro dolore è quest'anno acuito dalla commovente iniziativa di aprire un "Museo della memoria" nel quale è ricostruito il relitto del DC9 che è stato recuperato nelle acque del Tirreno. L'iniziativa, cui va il mio partecipe apprezzamento anche per la sua valenza artistica, rende ancora più intenso il ricordo e più determinato il desiderio di tutti di vedere accertata la verità sulle cause di un evento così drammatico per l'intero Paese".
Roma, 27 giugno 2007

Messaggio del Presidente Napolitano in occasione dell'anniversario della Strage di Ustica
C o m u n i c a t o
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato al Presidente dell'Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica, Daria Bonfietti, in occasione del ventiseiesimo anniversario della strage, il seguente messaggio:
"In questo particolare e doloroso momento, desidero ricordare con commozione e rispetto tutte le vittime innocenti di quella tragica notte.
"Rinnovare la memoria significa anche compiere ogni sforzo perchè il tempo non sia d'ostacolo alla doverosa risposta all'anelito di verità e di giustizia su quanto drammaticamente accaduto.
"E' con questi sentimenti che, certo di interpretare la coscienza collettiva, esprimo a tutti i familiari l'affettuosa vicinanza e la solidale partecipazione al dolore che la triste ricorrenza ancor più acuisce".
Roma, 27 giugno 2006

 
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